Archivio umorismo

W Ernesto Cattoni!


Da un po’ di tempo Ernesto Cattoni è tornato. Mi ero rassegnato all’idea che si fosse ormai ritirato per anzianità, o che addirittura fosse passato a miglior vita, invece di nuovo eccolo qui, a illustrare ogni due settimane la leggendaria ultima pagina di Famiglia cristiana, tutta la pagina per lui. Credo che sia immortale, ho sempre visto le sue vignette da quando esisto e vorrei che mi accompagnassero per tutta la vita. Disegna vignette “classiche”, quelle con la battuta in basso (o in alto), oppure “Senza parole”, in stile Settimana Enigmistica, per intenderci. E’ sempre arguto, mai banale, a volte sconcertante per semplicità. Sa disegnare bene, col tratto un poco tremolante che lo distingue. Riserva sempre grande cura per i particolari architettonici. Nella sua categoria di disegnatori umoristici credo sia indubbiamente il migliore.

Il meglio del peggio

Quando mio zio Antonico tornò da un viaggio in Egitto mi regalò un libro. Non era scritto in geroglifici, non parlava dei faraoni, ancora oggi, lo confesso, mi sto chiedendo cosa c’entrasse con quel viaggio. Ma era un libro particolare, si intitolava "Il meglio del peggio" e l’autore era Marcello Marchesi. All’epoca avevo, credo, dodici anni e quel librò mi sembrò incomprensibile e noioso ma, per miracolo, lo conservai. Col passare degli anni imparai ad apprezzarlo sempre di più fino quasi a provare un’immedesimazione umoristica con il suo autore. Perché Marcello Marchesi è stato uno dei più grandi umoristi italiani moderni. Avrei voluto essere io a inventare battute come:

Un caso pietoso commuove, due anche, tre deprimono, dieci amareggiano, cento scocciano, mille rallegrano gli scampati.

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Fare battute

Mi piacciono molto le battute. Magari non scoppio a ridere, però quando sento una buona battuta sorrido dentro di me e ci penso e ci ripenso per molto tempo. Credo infatti che le belle battute abbiano un valore inestimabile, come diamanti, che siano la quintessenza dello spirito umano. Spesso invece vengono bistrattate, non capite, subito dimenticate. Io, modestamente, le ricordo.

Per un periodo della mia vita sono stato interessato al fenomeno dell’umorismo. Mi interrogava questo stranissimo fatto: gli esseri umani ridono. Non è facile capire perché, ci hanno provato, tra gli altri Aristotele, Freud, Bergson. La risposta migliore l’ho trovata nel piccolo libro di un italiano: Carlo Sini, Il comico e la vita, Jaca Book.

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