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Ma tu non dubitare

Il brano del vangelo di questa domenica si potrebbe intitolare “Camminare sul mare” e riserva un colpo di scena finale che mi ha fatto tirare un grande sospiro di sollievo. Gesù raggiunge i suoi discepoli in mezzo al mare mentre sono in grande difficoltà a causa del vento contrario. Lo fa, bontà sua, camminando sul mare. E’ l’immagine perfetta della fede che ci permette di camminare in mezzo alle difficoltà della vita senza sprofondare, quasi con leggerezza. Anche Pietro ci prova ma quasi subito sprofonda e va nel panico. Finché teneva gli occhi rivolti verso Gesù tutto andava bene, ma quando ha iniziato a fissare le onde la paura si è impossessata di lui e l’ha reso pesante. C’è nascosto uno stile di vita: andare avanti ogni giorno con lo sguardo verso Gesù, accada quel che accada, senza dubitare che non sprofonderemo. Pietro però non ce la fa: «Signore, salvami!». Ed ecco il colpo di scena: Gesù lo rimprovera ma contemporaneamente lo afferra e lo mette al sicuro in barca. Non aveva fede eppure lo ha salvato. Ho capito questo: possiamo dubitare di riuscire a camminare sul mare, ma non dobbiamo mai dubitare che saremo salvati. «Signore, salvami!» è una preghiera che Gesù ascolterà sempre.

Pentecoste

Quest’anno la Pentecoste mi ha rafforzato in una convinzione importante. Quella che il mondo di oggi e le persone di oggi sono adatte al vangelo. Non è vero che non hanno fede, che la rifiutano, che sono materialisti privi di spiritualità. La mia esperienza, per quanto piccola, mi dice il contrario di questi spropositi atti a giustificare la nostra grigia testimonianza. Certo, quando il vangelo viene ridotto a un pacchetto di doveri, di divieti e di incomprensibili preghiere, allora non viene accolto, ma neanche io lo accoglierei se me lo presentassero così. Quando però il vangelo diventa una sorgente di calore umano, capacità di relazione, sensibilità, desiderio di giustizia, di conoscenza e di bellezza le cose cambiano. Voglio seguire la linea di papa Francesco, provare a trasmettere la fede non per dovere, nemmeno perché è giusto farlo, ma perché è una ricchezza sorprendente che ci da gioia e ci rende più umani.

L’uomo che in quel momento cantava

Nelle ultime settimane ho celebrato molti funerali, anche due in un giorno. Riferisco un piccolo episodio: era la volta di una donna felicemente sposata, al momento del commiato sono sceso per incensare il corpo, i presenti nel mentre intonavano “Io credo risorgerò”. Girando intorno alla bara sono passato vicinissimo al marito e ho sentito che, un poco sottovoce, cantava. Questo fatto mi ha toccato in profondità e ogni volta che ci ripenso mi comunica qualcosa di simile alla felicità o alla fede, sempre che siano due cose diverse.

La partenza dell’angelo

La lettura dei vangeli continua a costituire per me una di quelle di maggiore interesse e mi offre spunti per capire cose nuove. Nei giorni precedenti ho riletto il brano di Luca sulla cosidetta annunciazione dell’angelo a Maria e sono rimasto colpito dall’annotazione finale dell’evangelista: "E l’angelo partì da lei". Ho  pensato che queste parole forse hanno un significato più profondo di quanto potrebbe sembrare. Dopo che Maria accetta liberamente quello che l’angelo le aveva proposto, e che le avrebbe rivoluzionato l’esistenza, per lei inizia una nuova età. Non vedrà più angeli, non sentirà più voci, non godrà di nessun speciale aiuto soprannaturale, si aprirà un periodo di normale e dura umanità nel quale dovrà confrontarsi quotidianamente con il nascondimento di Dio. E continuerà a credere contro tutte le apparenze, fino a quando non arriverà il mattino della risurrezione.
Questi pensieri mi hanno avvicinato a Maria e mi hanno confortato. 
 
 

Il più grande mistero

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