Archivio cagliari

I CAGLIARITANI (4). COME PARLANO

Gli italiani quando parlano in italiano sono in grado di creare qualsiasi tipo di accento. Ogni regione, ogni provincia, ogni paesino ha il suo. In questa Babele nazionale i sardi occupano un curioso primato. Mentre tutti tendono a semplificare la lingua accorciando le parole, eliminando le consonanti non indispensabili, troncando le frasi troppo lunghe, i sardi invece, ritenendo forse la lingua nazionale eccessivamente semplice, aggiungono lettere, raddoppiano le consonanti, pronunciano le parole fino all’ultima vocale con un impegno che commuove i penisolani.

Ma veniamo al punto: i sardi stessi restano a bocca aperta quando sentono parlare un cagliaritano. Qui non è più solo questione di raddoppi e complicazioni, qui c’è qualcos’altro. Non è senza emozione che comunico di aver modestamente individuato il segreto della cadenza cagliaritana e che ora, per la prima volta al mondo, lo annuncio alla comunità glottologica internazionale:

Continua a leggere ‘I CAGLIARITANI (4). COME PARLANO’

I cagliaritani (3). In negozio

Quando entri in un negozio di Cagliari il primo impulso che ti viene è quello di scusarti per il disturbo. Non stiamo parlando dei grandi centri commerciali dove tutto ti invita ad entrare, guardare, acquistare e se per disgrazia quel giorno non trovi nulla ti assale un tremendo senso di inutilità e vieni espulso come fossi un virus da una piccola uscita secondaria che reca l’infamante scritta "clienti senza acquisti". No, non parliamo di questi, ma dei piccoli negozi che pullulano all’interno della città, dalle classiche librerie e cartolerie ai più stravaganti esercizi di berretti, coltelli, fumetti e pantofole. Una millenaria esperienza che risale ai fenici ha stabilito lo status del negoziante: egli è colui che deve fare di tutto per vendere, a costo di essere untuoso e servile. Tra lui e il cliente è quest’ultimo ad avere sempre ragione. A Cagliari no. Dalla notte dei tempi i negozianti cagliaritani hanno optato per una diversa filosofia. Sono loro che fanno un piacere ai clienti. Ecco perché quando entri in un loro negozio ti senti un po’ come un cane in chiesa, hai l’impressione di essere penetrato per sbaglio nell’appartamento di sconosciuti. Allora pensi: forse ci vuole una tessera per entrare, forse oggi era chiuso per inventario, forse l’ho interrotto mentre si godeva un momento di solitudine… A quel punto qualsiasi cosa il rivenditore ti dirà tu sai che sta pensando esattamente il contrario: – Le serve qualcosa? (Ma perché non è andato nel negozio qui a fianco?); – Posso aiutarla? (Speriamo che si arrangi da solo); – Ha i soldi in cambio? (Ma perché vengono a comprare se non hanno i soldi in cambio?).

Continua a leggere ‘I cagliaritani (3). In negozio’

I cagliaritani (2). E la variabile semaforica

Continuo ad analizzare alcuni dei motivi che rendono i cittadini cagliaritani unici in Italia, probabilmente nel mondo e chissà, finché non viene attestata l’esistenza di universi paralleli, nell’intero universo. La loro seconda peculiarità riguarda la variabile semaforica. Di cosa si tratta? E’ il tempo medio che occorre, quando si è fermi davanti al semaforo rosso e scatta il verde, perché l’automobile che si trova dietro alla vostra suoni il clacson. E’ una cosa normale, ogni città ha la sua variabile semaforica: Torino 3 secondi, Milano 2, Genova 1,5, Roma è in testa alla classifica con 0,5. Napoli fa eccezione, non possiede nessuna variabile, non perché i napoletani siano estremamente pazienti, ma perché in questa città non è considerato deontologicamente corretto fermarsi davanti al rosso. Anche Cagliari fa eccezione: qui la variabile semaforica è uguale a zero. Non si sa grazie a quale potere paranormale i cagliaritani sono in grado di suonare il clacson nel momento stesso in cui scatta il verde. Non dobbiamo biasimarli per questo, non si tratta di scortesia, ma di un carattere genetico unico al mondo, dovremmo casomai ammirare la loro squisita prontezza di riflessi. Una domanda però sorge spontanea: perché questa fretta? Cosa devono fare di così urgente? Dove diamine stanno correndo? A lavoro forse e non vogliono perderne neanche un minuto? Alla messa quotidiana? A pagare le tasse? Per riuscire a rispondere non vi resta che seguire, se ce la fate, una di queste auto da corsa. E’ stato dimostrato che nel 95% dei casi essa vi condurrà al Poetto.

I cagliaritani (1). Come attraversano

Continua a leggere ‘I cagliaritani (1). Come attraversano’

Dietro il bancone

Sara, col suo commento al post precedente suscita una domanda affascinante: che libro nascondono i negozianti dietro il bancone? I fratelli Karamazov? O forse Conrad o Melville per spalancare il loro angusto esercizio verso spazi misteriosi e lontani? Oppure chissà Baricco, Benni, Agata Christie… Eccoli rientrare in fretta e forzatamente nella stretta realtà delle loro pareti quando noi mettiamo piede in negozio. Si spiega perché talvolta ci accoglievano con un cenno di fastidio nel volto, loro che inseguivano Moby Dick un attimo prima e ora devono inseguire le nostre noiose richieste, ecco perché ci trattavano un po’ sbrigativamente e correvano al bancone non appena erano riusciti a liquidarci.

I negozianti

Quando cammino per le strade di una città mi colpiscono i negozianti, quelli dei piccoli negozi di abbigliamento, di alimentari, di scarpe, quelli dei tabacchini e delle cartolerie, o quelli più insoliti di oggetti specifici: cappelli, coltelli, penne… E’ una vita la loro che io non ho mai sperimentato e che perciò mi incuriosisce, così diversa dalla mia. Penso al loro tempo che scorre per buona parte nel locale: l’apertura mattutina, le pulizie e il riassetto, le telefonate ai fornitori, la gioia di una buona vendita, l’afflizione di una giornata andata male. Li osservo in particolare nelle loro ore di attesa, quando stanno sulla porta del negozio appoggiati all’entrata. Forse ci guardano arrivare scrutando in noi le fattezze del possibile cliente ma poi, quando li superiamo, ci dimenticano subito, ormai impermeabili a questo tipo di delusione. A cosa pensano quando sono soli nel locale vuoto? Si sentiranno inutili? O la prenderanno con filosofia approfittandone per riposarsi un poco? Chissà, forse ci sarà qualcuno di loro che vede in me non un potenziale cliente ma un possibile rapinatore? Forse i più anziani hanno acquisito un sesto senso per cui capiscono al volo chi spenderà e chi no, dal tono della nostra voce, dalla luce degli occhi.