Archivio amore

La grandezza di Z.

Oggi ho pensato molto a un personaggio secondario del vangelo, citato appena, a Zebedeo, il padre di Giacomo e Giovanni. La sua grandezza sta proprio qui, nel rimanere sullo sfondo. Stava lavorando con i suoi figli nella loro piccola impresa familiare di pesca, non immaginava certo che giorno sarebbe stato quello. Gesù passando posò lo sguardo sui suoi figli e li chiamò:

“Ed essi lasciarono il loro padre Zebedeo nella barca con i garzoni e andarono dietro a lui.” (Mc 1,20).

Zebedeo non interviene, non si intromette, non li trattiene: li lascia liberi di scegliere, liberi di staccarsi da lui. E li guarda allontanarsi. Certo, si rivedranno ancora, ma i suoi due figli non torneranno mai più indietro sulla scelta di quel mattino. Lui sembra aver capito che si ama veramente una persona quando la si lascia libera di amare gli altri più di quanto ama noi. Anzi, nel suo caso, di amare Dio più di quanto ama noi. E’ un grandissimo personaggio, Zebedeo, un grandissimo genitore.

Forse quella volta si sarà sentito ignorato da Gesù, che non gli rivolse nemmeno una parola, ci avrà sofferto per questo. Ma un giorno verrà a sapere che non era così, che Gesù aveva capito benissimo il suo dolore e che pensava anche a lui quando aveva detto:

“Chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi per il mio nome, riceverà cento volte tanto e avrà in eredità la vita eterna.” (Mt 19,29)

Quello fu un giorno felice per Zebedeo.

 

Le ferite guarite

“Disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco.” Leggendo la pagina di vangelo di domenica prossima mi fermo su queste parole, sulle cicatrici di Gesù Risorto. Non me n’ero mai accorto prima, ma oggi ho l’impressione che racchiudano il punto chiave dell’intero vangelo, cioè questo: quando si ama, prima o poi si resta feriti. A dare fiducia si può venire traditi, se sei generoso qualcuno ne approfitterà, quando si compiono sacrifici spesso non si riceve gratitudine, se si perdona non è detto che l’offensore si ravveda, ad essere giusti si incontrerà la violenza degli ingiusti, ad essere buoni la derisione. Amare è un grosso rischio e mai se ne esce indenni, amare ci rende vulnerabili. È proprio questa la scelta umana per eccellenza, se rinunciare ad amare per evitare di soffrire, oppure se amare nonostante il pericolo. La risposta di Gesù Risorto non è espressa a parole in modo esplicito, eppure è lampante e proviene proprio dalle sue ferite guarite. Per me è come se dicesse:  «Se sono risorto è soltanto perché ho amato».

23 giorni

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