Perdonati? Ma da che cosa?

Quando tra cristiani si parla del perdono accade spesso che il discorso finisca per arenarsi su alcuni insidiosi banchi di sabbia: come conciliare la misericordia con la giustizia? Prima c’è la verità oppure l’indulgenza? Non bisognerebbe che un uomo scontasse i suoi errori e solo dopo venisse scusato? Conviene perdonare dato che c’è sempre chi ne approfitta? Quando però apriamo il vangelo non troviamo questi ragionamenti, ma un modo diverso di affrontare il problema. Gesù, infatti, si sofferma su un punto sul quale noi sorvoliamo, sulle motivazioni del perdono: perché è giusto pardonare? La risposta evangelica è questa: perché tu stesso sei stato perdonato. E di colpe gravissime. Sto citando la parabola del servo spietato raccontata da Matteo al capitolo 18 che si conclude con un’inquietante domanda: «Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?».Eccoci al punto chiave: ci riesce difficile accettare questo, non riusciamo a capacitarci che sia vero. Certo, sono peccatore, ho dei difetti, ma non mi sembra di essere così meschino, da che cosa sono stato perdonato? In fondo ho la fede, frequento la messa, quando è necessario aiuto i poveri… Se poi mi guardo intorno vedo tante persone indubbiamente più cattive di me. Dov’è il punto debole di questa visione di noi stessi? Nel fatto che ci confrontiamo con la vita degli altri, ma non con il vangelo di Gesù Cristo. É il confronto col vangelo sine glossa che ci manca. Quando, per esempio, lo apro e leggo le sue parole sulla fede, devo ammettere di non possederne neanche un granello (si sposterebbero le montagne); se ascolto cosa dice della preghiera, constato che la mia vita spirituale è trascurata e sciatta; se comprendo le invettive ai farisei non posso nascondere che anche la mia coscienza è in buona parte farisaica perché, attenta alle sciochezze formali, ingoia cammelli omettendo l’amore del prossimo; se leggo: «Non giudicate», devo riconoscere che le mie parole sono un cumulo di spietati giudizi… Ecco allora che, pian piano, capisco che molto mi è stato perdonato e che ancora mi è data la possibilità di ricominciare dal vangelo.

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