Perché l’uomo diventi uomo

La religione è una fuga dalla realtà, una proiezione dei nostri desideri nell’aldilà. I credenti sono incapaci di dare il giusto valore alla vita umana, nelle sue gioie e nei suoi abissi di dolore, perché per loro l’esistenza sulla terra non è la vita autentica, ma soltanto un’ anticamera per la vita eterna, o peggio, una triste gabbia che imprigiona l’anima immortale. Forse a ognuno di noi è capitato talvolta di pensare o sentire simili critiche alla religione. Quando leggiamo le sorprendenti parole di Simone Weil, filosofa e mistica francese morta nel 1943, capiamo che, nel caso del cristianesimo, la verità è un’altra:

«Non è dal modo in cui un uomo parla di Dio, ma dal modo in cui parla delle cose terrestri che si può meglio discernere se la sua anima ha soggiornato nel fuoco dell’amore di Dio».

L’incontro con Dio non ci porta affatto a disprezzare la nostra umanità, ma anzi a valorizzarla come il tesoro più prezioso che possediamo. Da quando Dio ha vissuto sulla terra, nella persona umanissima di Gesù, l’umano è diventato un luogo sacro, l’unico dove possiamo veramente incontrarlo. Conoscere Gesù e seguirlo ci aiuta a diventare veramente umani, ci umanizza. Ecco perché i santi, come il nostro Girolamo, si prendevano cura dell’umanità degli altri, a partire dalla loro salute fisica, dell’istruzione, delle necessità primarie… Un monaco della comunità di Bose ha scritto questa bellissima espressione: “Dio si è fatto uomo perché l’uomo diventi uomo”.

Oltre all’amore cordiale e concreto per chiunque, l’umanità del cristiano ha infiniti modi di esprimersi, alcuni di questi mi appaiono particolarmente desiderabili: la capacità di comprendere le situazioni della vita, anche quelle più desolate e squallide, l’accoglienza senza pregiudizi, l’ottimismo quotidiano, la mancanza di esaltazione, la propensione a cogliere le piccole gioie della vita, la leggerezza nel vivere senza macigni nel cuore, il coraggio di guardare dentro noi stessi senza spaventarci di ciò che ci abita, l’impagabile libertà di riconoscere senza sensi di colpa le giuste eccezioni alla regole.

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