Parolacce ed ecologia

Mi è capitato di vedere un filmato in cui il ministro italiano dell’economia durante una conferenza stampa, ritenendo forse che il pubblico non sentisse, apostrofava sottovoce con un appellativo molto volgare un giornalista che poco prima gli aveva rivolto alcune domande imbarazzanti. Non so se esistano statistiche sociologiche ma l’uso delle cosiddette “parolacce” oggi è talmente diffuso che è diventata originale la persona che non le dice, a sentirle dal serioso ministro però, a dir la verità, non ero ancora preparato.

Per “parolacce” si intendono nel linguaggio comune tutte quelle espressioni che utilizzano immagini per lo più di tipo sessuale. Le sentiamo alla televisione, al lavoro, a scuola e non solo dalla parte dei banchi, le usa lo sportivo, l’avvocato, il presidente del consiglio, il medico, l’educatore, il catechista, qualcuno poi sostiene di averne udite dal pulpito. La loro diffusione capillare è facilmente comprensibile dato che l’uomo è un essere sociale e tende, anche nel linguaggio, a conformarsi ai suoi simili. Forse non è il caso di drammatizzare, però a pensarci bene l’uso di questi termini nasconde una contraddizione. A prima vista sembrerebbe che utilizzare parolacce con libertà indichi il superamento del tabù del sesso. A ben guardare però accade proprio il contrario. Il fatto che si usino espressioni sessuali per esprimere quasi sempre emozioni negative (per lamentarsi, insultare, adirarsi…) indica invece che dietro di esse si nasconde l’intramontabile idea che la sessualità sia anch’essa qualcosa di negativo e indecoroso, adatta quindi e descrivere il lato spiacevole della vita. Una concezione del sesso che nulla ha a che fare col cristianesimo. Già dalle prime battute della Bibbia risulta chiaro che la sessualità umana fa parte della creazione di Dio e che nulla ha di sporco, sconcio e disonorevole, anzi essa è uno dei tesori della creazione, qualcosa di sacro che rende l’uomo amabile, capace di amare e di generare vita, cioè a immagine di Dio. Ecco il vero motivo per cui un cristiano guarda con sospetto le parolacce, non tanto, come molti credono, perché il sesso sia di per sé qualcosa di peccaminoso, ma al contrario, perché esse sporcano una realtà pura. Una volta S. Giovanni Crisostomo stava predicando sul sesso. Si accorse che alcuni arrossivano e irritato disse: “Perché ti vergogni di una cosa onorabile? Perché arrossisci di una cosa immacolata? Ciò è proprio degli eretici”. Dire le parolacce è un po’ come inquinare il mare o calpestare un giardino. C’è una stupenda ecologia del linguaggio tutta da riscoprire.

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