La posta del parroco

Nonna Vs Catechista

Mia nonna mi dice sempre di comportarmi bene perché Gesù vuole che io sia brava, a catechismo mi hanno detto che anche se sbaglio a volte, Gesù mi perdona sempre. Allora qual è la verità? (Giulia)

Cara Giulia, hanno ragione tutte e due. È vero che Gesù ci perdona, ma è anche vero che dobbiamo impegnarci a essere persone buone. Ti sembra strano? Prova a pensare a questo: quando qualcuno si comporta bene con te, ti aiuta, ti perdona e ti capisce quando sbagli, non viene anche a te spontaneamente il desiderio di essere buona con lui? È naturale e anche tra noi e Gesù succede la stessa cosa.

Quando il mondo finirà

Mi sono sempre sentita dire che quando arriverà la fine del mondo ci ritroveremo tutti quanti in Paradiso. Ma il mondo ha milioni di anni, non andrà mai alla fine! Allora non rivedrò più le persone care? (Lettera firmata)

Beh, non è proprio così, un giorno il nostro caro mondo finirà. Secondo gli scienziati tra cinque miliardi di anni il sole si spegnerà e anche per il nostro pianeta sarà la fine. Però potrà tranquillizzarti questa promessa fatta da Gesù: “Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi.” Intanto, nell’attesa di ritrovarci tutti in Paradiso, godiamoci i prossimi cinque miliardi di anni.

Preti da sposare

Come mai è dove è scritto che i preti non possono contrarre matrimonio? So che non è scritto nei Vangeli e neanche nella Bibbia. Mi spieghi? (Silvia)

È vero, se andiamo a cercare nella Bibbia non troviamo un comandamento che vieti ai preti di sposarsi, c’è però un passo in cui Gesù afferma che ci sono alcuni che non si sposano (letteralmente dice che si rendono “eunuchi”) per il regno dei cieli (Matteo 19,12). Oltre a questo c’è un fatto importante: Gesù, contrariamente alle consuetudini del suo tempo, non ha voluto sposarsi. Il celibato dei preti, di conseguenza, non è un dogma immutabile, ma una regola di vita che la chiesa ha scelto fin dai tempi antichi. È scritta nel Codice di diritto canonico al canone 277, dove si spiega che grazie al celibato i preti “possono aderire più facilmente a Cristo con cuore indiviso e sono messi in grado di dedicarsi più liberamente al servizio di Dio e degli uomini“.

È giusto chiedere ai preti di non sposarsi? Gesù terminava il suo discorso citato prima senza dare spiegazioni e dicendo: “Chi può capire capisca”. È proprio così anche oggi. Posso aggiungere questo, si parla sempre del celibato dei preti come di una rinuncia disumana, impossibile e innaturale, ma pochi pensano che può anche essere vissuto positivamente e riservare delle grandi gioie. Gandhi addirittura sosteneva che è il celibato dei preti che ha conservato giovane il cristianesimo fino ai nostri tempi.

Votano?

I preti votano? (Un ragazzo)

Si, in Italia i preti sono cittadini a tutti gli effetti, compreso il dovere di votare alle elezioni. Però non è sempre stato così dappertutto. Per esempio, fino al 1992 in Messico i preti non godevano di nessun diritto politico. Inoltre bisogna sapere che esiste una legge della Chiesa che dice: “Non abbiano parte attiva nei partiti politici e nella direzione di associazioni sindacali, a meno che, a giudizio dell’autorità ecclesiastica competente, non lo richiedano la difesa dei diritti della Chiesa o la promozione del bene comune. Di regola quindi non possono fare politica attiva e candidarsi alle elezioni.

Dio e i sogni

Secondo te Dio influenza i nostri sogni? (Arianna)

Secondo me Dio non ci manda messaggi attraverso i sogni. E meglio così, altrimenti perderemo un mucchio di tempo nel cercare di interpretarli, col rischio di capire male. Però, chissà, magari a volte ci manda un bel sogno per farci riposare meglio.

Tutti perdonati?

Gesù perdona tutti? (F. B.)

Si, tutti. Un padre perdona sempre. Dal comportamento di Gesù nel vangelo questo è evidente. Il problema è che non tutti accettano di essere perdonati. Questo avviene soprattutto per due motivi: perché non riteniamo di essere peccatori oppure perché non vogliamo perdonare a nostra volta. Ci comportiamo come il fratello maggiore della parabola del padre misericordioso, ricordi il finale? In casa c’è una festa perché il figlio perduto è tornato, ma il fratello maggiore non vuole entrarci nonostante gli inviti del padre. Siccome non vuole perdonare il fratello minore si autoesclude dalla festa.

Parroci di corsa

Nelle parrocchie di oggi i parroci vivono di corsa perché devono seguire tante faccende burocratiche, amministrative e organizzative. Alla fine resta loro pochissimo tempo da dedicare alle persone. È giusto che avvenga questo? (Domanda posta da varie persone)

No, non è giusto. Il primo compito di un parroco è proprio quello di dedicarsi alle persone, non alla burocrazia e agli affari vari. Però non si deve neppure cadere nell’idealismo dimenticando la dimensione concreta della vita. Anche un padre di famiglia, oltre a dedicarsi ai suoi figli, deve occuparsi della casa, dell’affitto e di tante questioni burocratiche. È necessario trovare l’equilibrio tra questi due aspetti, è qui il difficile! Inoltre credo di aver capito questo: per un parroco anche i momenti “burocratici” possono diventare occasioni per dedicarsi alle persone perché il geometra, il rappresentante, il commercialista e tutti quelli con i quali entra in contatto sono prima di tutto persone. Ogni occasione è buona per testimoniare il vangelo.

Meglio ieri?

Essere cristiani oggi è più difficile di ieri? (Un adulto della parrocchia)

Mah! Bisognerebbe chiederlo a una persona che avesse almeno 200 anni… Se devo dire la mia penso di no. Anche in passato era impegnativo essere cristiani. «Chi vuole venire dietro a me rinneghi se stesso», diceva Gesù. Questo non è mai stato facile per nessuno né 100, né 1000 anni fa. Alcuni pensano che oggi sia più difficile, ma dimenticano che noi abbiamo anche molti vantaggi, per esempio la fede non è più imposta dalla tradizione ma liberamente scelta quindi meno “pesante”, la Chiesa è più misericordiosa, la vita cristiana è più comunitaria di prima.

I corpi risuscitati

La risurrezione è anche fisica o solo dell’anima? (Una bambina)

Pensa a Gesù Risorto, non era una specie di fantasma, ma aveva un corpo, mangiava, cucinava il pesce per gli apostoli… Guardando a lui si capisce che la risurrezione è anche fisica. Il suo corpo però era anche trasformato rispetto a prima: entrava a porte chiuse, scompariva all’improvviso… La materia del nostro corpo resterà ma verrà liberata da tutti i suoi limiti. Quindi è importante dare valore al proprio corpo, usarlo con amore e curare quello di chi soffre.

Il crocifisso e tutti gli altri

Perché si parla sempre delle sofferenze di Gesù come se fosse l’unico ad aver sofferto così tanto? Moltissimi uomini sono stati torturati come lui e hanno sofferto anche per più tempo di lui. (Simona C.)

Sottolineare il dolore di Gesù non toglie niente a quello patito da tantissimi altri esseri umani, ma anzi lo valorizza perché Gesù è il simbolo che ci ricorda di continuo la dignità di ogni uomo che soffre. Però è anche vero che la morte di Gesù, dal punto di vista spirituale, è stata la più dolorosa di tutte, sia perché è stata la morte di un uomo perfettamente giusto e innocente, sia perché Gesù in punto di morte si è sentito abbandonato dal Padre, con il quale aveva un rapporto di amore eterno. Noi non possiamo capire sino in fondo cosa abbia significato per lui perdere il Padre.

Futuro in arrivo

Come vedi il futuro della nostra parrocchia? (D. F.)

Vedo che per avere un futuro bisogna andare in due direzioni. La prima è di aprirci e uscire verso le “periferie esistenziali” che hanno bisogno della luce del vangelo. La seconda è di prepararci bene per tempo a quando nelle parrocchie non ci saranno più sacerdoti disponibili a tempo pieno, cioè a quando saranno i laici a sostenere pienamente lo spirito e le attività della parrocchia.

Dio Vs Kant

Dio promette di premiare i buoni, penso però che non si deve compiere il bene per essere premiati, ma perché è una cosa giusta in se stessa. La morale di Kant mi sembra migliore di quella cristiana. (Un’animatrice)

Hai degli amici? Ti capita che ti facciano dei regali? Eppure sono certo che non sei loro amica allo scopo di ricevere regali. Questi doni non rovinano la tua amicizia disinteressata. Se Dio oltre a farci provare il piacere del bene ci vuole anche premiare, perché dovremmo impedirglielo? Questo non diminuisce l’altezza della morale cristiana.

Questione di costole

Che cosa significa che la donna è nata dalla costola dell’uomo? Mio fratello dice che io sono meno importante di lui! (Arianna)

Mi dispiace per tuo fratello, ma credo che in questo caso non abbia ragione. Il racconto della costola è stato scritto proprio per sottolineare che la donna ha la stessa dignità dell’uomo. La costola infatti si trova al centro dell’uomo, non sulla testa o nei piedi. Se poi leggi sulla Genesi l’intero racconto, scoprirai che quando l’uomo dà il nome alla donna, le dà il suo stesso nome: Isha (in ebraico ish vuol dire uomo e isha donna), segno che lui e lei hanno esattamente la stessa importanza.

C’è il Festeggiato?

Come possiamo aiutare i nostri figli a vivere il Natale riscoprendo il suo vero significato? (Una mamma)

Il problema del Natale è questo: si fa una grande festa, ma senza il Festeggiato. Grandi pranzi, luci e regali, ma Gesù viene lasciato fuori dalla porta, non lo si prende in considerazione, non si mette in pratica la sua parola. La prima cosa da fare è spiegare ai propri figli che non dobbiamo cadere in questa assurdità. Poi ti suggerisco tre azioni per rimettere Gesù al centro della festa: 1. Durante l’avvento mettere da parte qualcosa per i poveri; non solo il superfluo ma qualcosa a cui rinunciamo veramente. 2. Partecipare alla messa di Natale col cuore in ascolto di cosa Dio mi voglia dire quel giorno. 3. Non eccedere in dolci, pranzi e regali, ma mantenere uno stile di vita che dia più importanza alle persone che alle cose.

Perdonare = dimenticare?

Ad un incontro sul perdono, un sacerdote ha detto che perdonare non vuol dire dimenticare. Cosa ne pensi?

Penso che abbia ragione perché dimenticare, nel senso di cancellare dalla memoria, non è possibile. Quando perdoniamo qualcuno che ci ha fatto del male il ricordo dell’offesa subita rimane in noi, non scompare. Però non è più un ricordo che ci fa soffrire o che ci disturba, è come una ferita ormai guarita. È questo il bello del perdono: ci permette di guardare in un modo diverso agli avvenimenti dolorosi della nostra vita e di ritrovare la serenità interiore.

Una domanda quasi impossibile

E se Pilato si fosse rifiutato? Cosa ne sarebbe della nostra fede se Gesù non fosse stato ucciso? (Paolo)

A una domanda così difficile credo che si possa rispondere semplicemente questo: Dio ha mandato il suo Figlio Gesù tra noi con una missione importantissima: salvarci. Questo progetto divino non avrebbe potuto fallire anche se Gesù non fosse morto sulla croce, ma avrebbe trovato un altro modo di realizzarsi, un modo che noi non possiamo immaginare. Personalmente penso anche che ai nemici di Gesù serviva il benestare dei romani per poterlo condannare a morte, ma se Pilato si fosse rifiutato avrebbero trovato il modo di ucciderlo ugualmente, non sulla croce ma probabilmente tramite la lapidazione. Proprio come è avvenuto poco tempo dopo con santo Stefano, approfittando dell’assenza di Pilato. Chissà perché, Gesù che muore di vecchiaia non riesco proprio a immaginarlo.

Gesù ebreo

Se Gesù era ebreo perché noi che lo seguiamo non siamo di religione ebraica? (Daniela)

È vero, Gesù è stato un ebreo molto fedele, però ha anche portato delle enormi novità alla sua religione, per esempio ha rivelato che Dio è amore, che è in tre Persone, che gli esseri umani sono tutti fratelli senza alcuna distinzione… Una parte degli ebrei ha accolto queste novità (tutti i primi apostoli e discepoli erano ebrei) e da essi è nato il cristianesimo. Tanti altri ebrei invece hanno continuato a fare riferimento solo all’Antico Testamento. Noi li consideriamo nostri fratelli maggiori, perché all’origine della nostra fede ci sono loro.

Intelligenza

E Dio chi l’ha creato? (Vari ragazzi)

Questa è una domanda molto intelligente che mi è stata posta spesso dagli adolescenti. Ho notato che per alcuni di loro questo interrogativo faceva addirittura traballare la fede in Dio. Non è facile, infatti, per un ragazzo capire che si tratta di una domanda che parte da un presupposto sbagliato, perché tratta Dio come se fosse una creatura come tutte le altre. Se fosse stato creato non sarebbe Dio! Dio esiste da sempre, esiste senza essere mai nato. Ma ammettiamo pure per un momento che non esista, allora dovremmo porci un’altra domanda: il mondo chi l’ha creato? Si è fatto da solo? Insomma, comunque la mettiamo è necessario che ci sia Qualcuno all’origine di tutto.

Angeli

Esistono gli angeli? (Arianna)

Se Dio ha creato gli uomini può benissimo aver creato anche gli angeli. Una volta anche io ho avuto un dubbio, riguardo gli angeli custodi. Durante una serata in pizzeria avevo posto queste domande a un amico: «Che bisogno ha Dio degli angeli custodi? Se è onnipotente perché dovrebbe servirsi di questi intermediari per proteggere gli uomini? Agli angeli in generale ci posso credere, ma i cosiddetti angeli custodi non servono a Dio!».

«Perché tu a cosa servi?» mi ha risposto. Era vero, neanche io sono indispensabile a Dio eppure, fino a prova contraria, esisto. Dio non avrebbe bisogno di nessuno per vivere felice eppure l’amore l’ha spinto a creare altri esseri, come gli angeli e gli uomini.

Don” o “padre”?

Perché alcuni preti vengono chiamati “don” e altri “padre”? (Molte persone)

Dipende se suonano le campane o no. Sto scherzando. La risposta è più complicata. I preti nella Chiesa cattolica si dividono in due grandi gruppi: i diocesani e i religiosi. I diocesani vivono per conto proprio, il loro responsabile è il vescovo, il loro compito principale è di guidare le parrocchie e le altre opere che sono sotto la responsabilità del vescovo. I religiosi invece sono divisi in grandi famiglie chiamate Congregazioni o Ordini, per esempio i gesuiti, i francescani, i benedettini, i carmelitani, i somaschi… Abitano in comunità, emettono i voti di castità, povertà e obbedienza e vivono sotto la guida dei loro superiori. I diocesani vengono chiamati “don” e i religiosi “padre”. Alcuni di questi ultimi però fanno eccezione e si fanno chiamare anche loro “don”, come i salesiani, gli orionini e i paolini.

Preti scansafatiche

Spesso si dice che i preti non lavorano, cosa ne pensi? (G. B. M.)

Penso che non sia vero, forse questa diceria è un retaggio del passato, quando i preti appartenevano all’alta società. Oggi i preti lavorano molto, senza orario, e hanno tanti incarichi e responsabilità: legali, organizzative, amministrative, liturgiche e naturalmente spirituali.

La pagina del cuore

C’è un brano del Vangelo a cui sei particolarmente affezionato e che rileggi sempre volentieri? (E. M.)

Si, l’episodio in cui Gesù appare risorto ai suoi apostoli sulla riva del lago. C’è un clima pieno di mistero. Prima arrostisce per loro del pesce, poi chiama Pietro in disparte e gli fa tre domande che toccano il cuore. Da questo brano ho capito che tipo di persona straordinaria era Gesù. Si trova nel capitolo 21 di Giovanni.

Domandona

Perché non ti sei sposato? (Simone Riassetto)

Per essere più libero di poter dedicare il mio tempo a Dio e agli altri. E in effetti è andata così. Ma c’è anche un altro motivo, ancora più importante, è stato perché anche Gesù non si è sposato. Se lui si fosse sposato penso che l’avrei fatto anche io. Non mi sono pentito di questa scelta che mi ha procurato alcune rinunce, ma soprattutto delle gioie grandissime.

Le mie domande

Se fossi stato un discepolo cosa avresti chiesto a Gesù? (M. E.)

Due domande: Gesù, com’era la tua vita prima che venissi sulla terra? Nell’universo che hai creato ci sono altri pianeti abitati?

Apparizioni

Se ti apparisse la Madonna o Gesù cosa faresti, come ti sentiresti? (Arianna M.)

Non so cosa farei, penso che starei semplicemente a guardarli e ascoltarli. Mi sentirei felice e mi chiederei: Perché sono apparsi proprio a me? A dire il vero questa domanda mi fa anche un po’ paura.

Libertà

Alla decisione di prendere la via del sacerdozio come hanno reagito i tuoi genitori? (Una ragazza di seconda media)

Mi hanno lasciato completamente libero di scegliere. Non hanno cercato né di spingermi né di trattenermi, anche se erano dispiaciuti che andassi via di casa. Allo stesso tempo però erano molto contenti della mia scelta. Poi negli anni mi hanno sempre aiutato in tutti i modi possibili. Bravi, vero?

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