Il bene degli altri

Qualche domenica fa celebrando la messa sono rimasto particolarmente soddisfatto della mia omelia. Quando ecco che, prima ancora che la funzione terminasse, una terribile domanda si è fatta avanti in me a rovinarmi la festa: sono soddisfatto per me stesso o per aver detto qualcosa di veramente utile a chi mi ascoltava? Nell’omelia cercavo la mia gratificazione o il bene degli altri? La risposta purtroppo propendeva per la prima ipotesi.

Il viaggio dentro di noi che, ormai da tempo, abbiamo iniziato su queste pagine ci conduce oggi ad un punto chiave, uno di quei nodi decisivi che possono aiutarci a fare un passo fondamentale nel nostro cammino umano. Direi anche di più, un cardine non solo della propria vita personale, ma anche della vita sociale e civile. Direi ancora di più, un aspetto della vita che costituisce un vero e proprio balzo in avanti nell’evoluzione della specie umana. Si tratta della capacità di volere il bene degli altri. Parole semplici che svelano ciò che di più grande un essere umano possa realizzare.

Tutti siamo portati per natura a cercare il nostro bene e a relativizzare quello degli altri. Perseguiamo inevitabilmente la nostra realizzazione, il nostro benessere, la nostra sicurezza… Una deviata formazione religiosa ci ha addirittura convinto che l’obiettivo principale di un cristiano sia la salvezza della propria anima. Il cristianesimo invece inizia proprio lì, quando ci mettiamo il problema della realizzazione, del benessere, della salvezza dei nostri fratelli. Si capisce allora che prima di tutto è necessario che ognuno di noi compia una specie di rivoluzione copernicana. Non sono più io il centro del mondo, non c’è più solo il mio bene da cercare, ma anche il bene di chi mi è prossimo. Questo vuol dire guardare la vita dalla parte degli altri, fare nostro il loro punto di vista, capire la loro situazione, i loro veri bisogni.

Allo stesso tempo significa anche prendere le distanze dai nostri interessi. Una bella sfida, perché la ricerca spasmodica dei nostri vantaggi si nasconde dove meno ci aspetteremo, spesso proprio in mezzo a quello che ci illudevamo fosse altruismo. Desidero un figlio per donare la vita ad un nuovo essere o per soddisfare il mio bisogno di maternità/paternità? Correggo chi ha sbagliato perché possa migliorarsi o per fargli pesare l’errore? Amo la mia ragazza perché ricevo da lei o per renderla felice? Mi prodigo per gli altri in modo che si facciano un buon concetto di me o per essere davvero loro utile? Quanto lavoro occorre fare in noi stessi, ma la posta in gioco è alta e ne vale la pena, volere il bene degli altri è la cosa che più ci rende simili al Padre.

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