E’ colpa mia!

Sentirsi oppressi da una colpa è certamente uno degli stati più penosi che una persona possa attraversare. Non parlo del senso di colpa passeggero, che in genere ha la funzione positiva di renderci consapevoli di un errore e permetterci di riparare, ma di quella condizione permanente, dalla quale non si riesce più ad uscire, dovuta alla convinzione di aver compiuto qualcosa che ormai è irreparabile. “Ormai irreparabile”, sono queste le parole, pesanti come macigni, che fanno soffrire l’inverosimile, talvolta fino alla disperazione. Non sono stato vicino a un genitore nei suoi ultimi giorni, non ho saputo educare i miei figli, ho rubato, ho ingannato i sentimenti di una ragazza… Le modalità con le quali il senso di colpa può deflagrare nella coscienza sono innumerevoli. Gli effetti invece si assomigliano: la tristezza chiusa nel rimorso, il continuo e sterile ripensamento, le inefficaci e rischiose autopunizioni, l’impossibile fuga verso qualcosa che distolga la mente. Quasi sempre in questo disagio c’è una componente psicologica che è opportuno affrontare come tale con l’aiuto di un esperto, spesso però si tratta anche di una vera prova spirituale che porta ad avvertire su di sé la condanna di Dio. La prima idea che può aiutarci è quindi questa: sapere che un tale stato di oppressione non viene da Dio, non è voluto da lui. Il volto di Dio rivelatoci da Gesù non è quello di un implacabile giudice ma casomai quello di un avvocato difensore. Dietro i sensi di colpa spesso si nasconde una convinzione erronea, quella di pensare che Dio coincida con la nostra coscienza. L’esperienza della colpa allora può paradossalmente divenire l’occasione per fare un balzo in avanti nella fede. E’ il momento di capire che l’amore di Dio è più grande di quanto fino a quel momento avevamo immaginato, è più forte dei nostri stessi peccati. Non è vero che questi possono fermarlo, è vero il contrario: Dio mi ama di più perché ho sbagliato. Dio è più grande e più buono della nostra coscienza. Queste parole di san Giovanni sono incoraggianti: “Davanti a lui rassicureremo il nostro cuore qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore” (1Gv 3,19-20). Anche quando il cuore (cioè la coscienza) ci rimprovera possiamo star sicuri che non siamo ancora perduti davanti a Dio. – Ma l’errore rimane irreparabile! – obietterà qualcuno. Solo se restiamo a fissare il passato questo è vero. Ma se questo passato lo deponiamo nelle mani di Dio e alziamo lo sguardo verso il futuro anche per noi si apriranno nuove strade, nuove possibilità di fare il bene e scorgeremo il volto di nuovi fratelli che hanno bisogno di noi. 

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