Criticare gli altri

Volere il bene degli altri ha moltissime conseguenze sul nostro modo di pensare e agire. Tra le tante ce n’è una particolare: il nostro modo di parlare di loro. Il consiglio di Gesù: “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro” significa certo anche questo: parlate degli altri come vorreste che loro parlassero di voi. Il tasto è dolente, oggi le critiche spietate verso i nostri simili, soprattutto se assenti, sono divenute un’abitudine diffusa in (quasi?) tutti gli ambienti: al lavoro, al bar, in classe, in parrocchia… Si tratta di una pratica che in genere lì per lì ci permette di intessere delle alleanze gratificanti, ma che alla lunga si rivela devastante perché mina alle radici la vita comune corrodendo quell’elemento vitale che si chiama fiducia reciproca. Chi ci parla male di un altro ci insinua inevitabilmente il sospetto che alla prima occasione sarà capace di parlare male anche di noi. Addìo fiducia, stima, addìo amicizia. Non a caso la Scrittura corre in direzione opposta: “Gareggiate nello stimarvi a vicenda”, scriveva Paolo ai Romani, e già sarebbe una rivoluzione. S.Girolamo sta in perfetta linea, di lui l’amico rimasto anonimo ha scritto: “non pensava mai male di nessuno”.

Ma allora essere cristiani vuol dire diventare ciechi e muti sui difetti altrui? Il vangelo ci offre la risposta con due richiami illuminanti. Primo, Gesù sa bene che ci può essere una pagliuzza nell’occhio del fratello e che sarebbe un gesto amorevole cercare di levargliela, però ci chiede di eliminare prima la trave dal nostro occhio, in modo da poterci vedere meglio. Secondo, Gesù non dice tanto di non criticare, ma di non giudicare. In tal modo ci invita a guardare la realtà, che comprende anche i difetti e gli errori dei nostri fratelli, ma con occhi di misericordia. Un conto è dire: il tale ha sbagliato, un altro conto sentenziare che ha sbagliato perché è cattivo; qui stiamo giudicando e condannando la sua coscienza. Gesù ha messo in pratica questo principio persino con i suoi crocifissori, perdonandoli perché non sapevano quello che stavano facendo.

Il vangelo non mi chiude gli occhi sulle responsabilità degli altri, ma mi spinge a continuare a credere in loro nonostante gli errori e le debolezze che hanno dimostrato. Gesù non ha avuto paura di scegliere come suoi discepoli e testimoni uomini pieni di fragilità. Il regno di Dio non ha bisogno di gente perfetta, sembra volerci dire, ma va avanti anche attraverso persone che sbagliano. E’ proprio di questo tipo di fiducia, sempre rinnovata, che ho bisogno anche io per diventare migliore.

E il primo passo quale sarà? Quello di non giudicare quelli che criticano troppo gli altri!

 

 

 

 

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