Un’altra cosa utile che ho imparato

Cézanne!

Utilizzare i ritagli di tempo. Non soltanto per spolverare, ordinare o scrivere un messaggio, ma anche per i lavori importanti. Mi ero abituato a scartare le frazioni inferiori alla mezz’ora, inutile concentrarsi, pensavo. Invece è utile e possibile. E si produce molto di più. Talvolta l’idea giusta arriva proprio in quei dieci minuti.

Devo questa scoperta a un libro, anzi a due libri geniali:

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Una cosa utile che ho imparato

Ritorno al blog dopo un lungo periodo di assenza. Mi dispiace, vorrei poter scrivere qualcosa tutti i giorni, ho ancora delle idee da comunicare. In questa pausa sono stato in realtà molto attivo, ho fatto esperienze, ho letto libri, ho affrontato problemi, ho tenuto incontri. Due cose ho imparato che ritengo importanti. La prima è un segreto della vita comune.

Non bisogna fissarsi sui difetti degli altri, finirebbero col diventare insopportabili. Anche se il difetto in questione fosse una piccola cosa. Se si vuole vivere in armonia occorre distogliere lo sguardo da ciò che ci risulta antipatico. Certo, se ne può parlare, si può affrontare il problema con tatto e gentilezza, ma alla fine non ci sono altre soluzioni, bisogna sorvolare. Il difetto che ci disturbava tanto tornerà alle sue normali dimensioni e dopo un po’ di tempo forse finiremo per neppure badarci più.

La quarta di Brahms

Per molto tempo mi sono rammaricato di non capire Brahms e di trovarlo noioso, finché ultimamente ho ascoltato la sua Sinfonia n. 4 e ne sono rimasto conquistato. Quasi d’improvviso tutto mi è stato chiaro: la profondità di Brahms, la capacità di sviluppare un tema semplicissimo, la novità rispetto alla tradizione, la purezza, in una parola il suo animo. A convincermi è stato il tema iniziale, semplice, di poche note, che tocca corde sconosciute del cuore. Questa melodia mi accompagna ormai da molti giorni e si è unita indissolubilmente alla mia vita di queste settimane. So già che, per un potere misterioso della musica, quando domani la riascolterò mi riporterà di colpo qui.

La domanda terribile e bellissima dei Vedovi Neri

I Vedovi Neri si riuniscono una volta al mese per cenare insieme. Sono sei più il cameriere Henry. Sono uomini simpatici, pieni di stile, che si prendono molto in giro tra loro. Ogni volta viene invitato un ospite che, a pasto concluso, propone un mistero. I Vedovi Neri lo tempestano di domande che, via via, escludono tutte le possibili soluzioni. Tutte tranne una, che verrà scoperta solo e sempre da Henry. Questo è lo schema incredibilmente rigido dei 66 racconti scritti da Asimov che li vedono protagonisti. Li ho letti quasi tutti. Vengo al dunque. Terminata la cena inizia la conversazione con l’ospite. Tutto parte da una domanda, neanche a dirlo sempre la stessa, che viene rivolta all’ospite: «Lei come giustifica la sua esistenza?»

Mi sembra una domanda terribile e bellissima e diventa inevitabile che anche io me la ponga.

Pensieri accalcati

Ipotesi sulla misericordia: è un modo più completo di guardare la realtà. Tiene conto di elementi che altri trascurano: la fragilità degli esseri umani, la loro capacità di riscattarsi, il valore inestimabile del condividere le conseguenze degli errori altrui, il fatto che anche noi dobbiamo riconoscere di siamo soggetti a mancanze non meno gravi di quelle degli altri.

Mi è piaciuto il film “La grande sfida”. Fischer e Spasski a scacchi nel ’72. Me la ricordo bene. Mi piacerebbe tornare a giocare a scacchi, ma pecco di distrazione.

Spero che nessuno in parrocchia scivoli sul ghiaccio.

Il futuro è un incognita, ma questo non è altro che un motivo per vivere al meglio il presente.

La popolarità può essere una prigione.

Ci hanno regalato un pezzo di lardo buonissimo.

Bellissimo “Ruba come un artista” di Austin Kleon. Bisogna che ne parli nel Blog.

Incredibile che oggi esista una corrente di persone che credono che la terra sia piatta. L’ho scoperto in dicembre (non che la terra sia piatta).

Paolo Attivissimo è molto brillante nel parlare e dimostrare che l’uomo  è stato veramente sulla luna.

Che cosa mutevole la vita, basta un attimo e…

Sono alcuni dei pensieri che girano nella mia mente in questi giorni di gennaio. Insieme a tanti altri. Li ospito volentieri anche se ci vorrebbe un cervello più spazioso e, stando stretti, fanno un po’ di confusione.

 

I 7 segreti dei Magi

Misteriosi cercatori di Gesù, i Magi mi insegnano 7 segreti per trovare Dio:

1. “Alza il capo e guarda” 

Lo dice Isaia, è l’inizio del viaggio, o meglio del suo insopprimibile desiderio: uscire dagli schemi, dalle abitudini, guardare oltre, desiderare di più. C’è un sogno da inseguire, non lasciarlo morire.

2. Camminare.

Darsi da fare, muoversi, fare esperienze, cercarlo senza stancarsi. Ci sono persone che possono aiutarci, indicarci una strada. Ci sono libri che parlano di Lui, altri addirittura  dove è Lui che parla.

3. Cercare insieme

Non erano tre, ma neppure uno solo, “alcuni”, dice Matteo. Un gruppo di amici, vanno nella stessa direzione, ciascuno reca un dono. Questo viaggio non si fa da soli.

4. Attenti ai segni

Tra le stelle fisse ne scorgono una che si muove e vi leggono un messaggio. Ci sono segni da cogliere intorno a noi.

5. Non temere gli errori

 I Magi ne commettono molti: sbagliano città, parlano di bambini a un re sanguinario, non si accorgono affatto della sua falsità, non pensano che non si chiede a un re dove è nato il suo sostituto, potrebbe reagire male. Ingenui, ma non si scoraggiano mai e Dio li conduce alla meta. Meglio ingenui che cattivi.

6. Generosità

I loro doni sono preziosi anche per un re. Non si può trovare Dio senza nulla donare dei nostri tesori.

7. Sorpresa!

Il re non è come si aspettavano: è povero figlio di poveri, eppure lo “adorarono”, per nulla scandalizzati. Il Dio che troveremo sarà una grande sorpresa.

Osservare un presepe

L’anno scorso un amico mi aveva mandato gli auguri con questa frase:

«Senza questo bambino non avremmo mai saputo come è fatto Dio» 

In questo Natale mi sono accorto che basta guardare il presepe per cogliere cose nuove di Dio:

Il bambino avvolto in fasce. Perché l’angelo dà importanza alle fasce? Forse perché mi dicono che Dio si è fatto uomo normale, bambino come tutti i bambini.  Le fasce sono il primissimo atto umano di Dio, il suo primo vestito.

La mangiatoia. Che cosa può avere a che fare una mangiatoia con Dio? Nulla. Fino a quel momento non esisteva una relazione tra le mangiatoie e il soprannaturale. Ora invece una mangiatoia lo accoglie. Ci sono molte cose che mi sembra non abbiano nulla a che fare con Dio: gli oggetti da cucina, le corse quotidiane, la stanchezza, il divertimento, le delusioni, le automobili, i luna park, le discoteche… Invece…

La mangiatoia, ancora. Dio certo si accontenta di poco.

Giuseppe e Maria. Dio ripone fiducia in noi. Nelle mani di Maria e di Giuseppe in quei giorni, perché Gesù era completamente affidato a loro. Nelle mie mani oggi. Non mi ritiene affatto un incapace, inaffidabile e sciocco.

Il fatto che è nato. Dio è venuto a cercarci, a cercare proprio me. Esiste un Dio al quale importa di me, che ha piacere della mia amicizia, attirato da non so ancora che cosa.

I pastori, le pecore, la gente intenta nelle proprie faccende, quasi distratta, le stelle…

8 dicembre (2)

Annunciazione (Arcabas)

Sarebbe però ingiusto esaurire la figura di Maria solo nell’ordinario, per giustizia bisogna dire che in lei c’è anche qualcosa di straordinario e unico. Lo si scorge non tanto in qualche aspetto prodigioso, ma nella sua umanità. E’ questo il suo prodigio. La ragazza dell’Annunciazione possiede un’umanità che stupisce. Anche se giovanissima è matura, ha in sé una pienezza personale già compiuta. Innanzitutto non ha paura di Dio, per quanto turbata non va in confusione davanti all’epifania, ma riflette, ragiona, domanda. Si chiede il  senso di quel saluto, vuole sapere in che modo accadrà l’evento. Non si tratta di incredulità, ma di intelligenza. Maria si rivela assolutamente attuale e simile ai giovani di oggi. Non accettano una fede passiva, vogliono capire le ragioni della fede. Credere vuol dire anche domandarsi e domandare. Maria inoltre possiede una capacità ancora più affascinante: dispone pienamente di se stessa. In pochi momenti sa prendere una decisione radicale. Non chiede a Gabriele un tempo di riflessione, non vuole il permesso dei suoi genitori, decide per se stessa e per sempre. Sì, perché non tornerà mai più indietro. E, non dobbiamo dimenticarlo, l’angelo non le svela nulla di quanto dovrà soffrire (e neanche della gioia immensa della risurrezione di suo figlio). Maria lo scoprirà strada facendo, e non sarà un boccone dolce da digerire. Ma la sua capacità di affidarsi a Dio è superiore a tutto, l’affidabilità di Maria è totale, senza macchia.

8 dicembre (1)

Annunciazione (Arcabas)

La festa dell’8 dicembre mi ha sempre fatto un po’ di difficoltà. In particolare preparare l’omelia per la messa dell’Immacolata (questa stessa parola non mi è congeniale) mi è faticoso, come quando si lavora senza ispirazione. Ma quest’anno no. Ho trovato una chiave di lettura per me nuova e appassionante a partire dal brano di vangelo che si legge oggi, cioè quello dell’Annunciazione. Prima di tutto il fatto che Dio si presenta a Maria nella normalità: in un giorno qualunque, in una casa qualunque di un paese qualunque. In seguito poi Maria vivrà con Gesù trent’anni di ordinaria quotidianità. Mi è parso importantissimo che Dio ci sfiorì lì, non solo nelle chiese, ma nelle cucine, per strada, a lavoro durante le faccende ripetitive del giorno. I cristiani di oggi hanno un problema: il Dio della religione si è separato dal Dio della vita. Maria risana questa frattura, riporta Dio nella vita e rende il cristianesimo una fede non dello straordinario ma dell’ordinario. (Continua)

La ghianda, la polvere, la risurrezione


Facciamo finta che ci sia un uomo che non sa come nascono gli alberi. Li ammira nella loro grandiosità ma ne ignora l’origine. Un giorno un amico gli dice: Vedi questa piccola ghianda? Se la poni sottoterra e attendi, un giorno sorgerà una grande quercia. Che cosa penserà quell’uomo? Forse che il suo amico è matto, forse che lo sta prendendo in giro perché una cosa del genere è veramente incredibile. E avrà ragione, noi ci siamo abituati ma è stranissimo che da un seme venga fuori un albero, che da una cellula nasca un uomo.
Questo pensiero mi aiuta molto a credere nella risurrezione. Forse non è così assurdo che la nostra forma di vita possa sbocciare in qualcosa di sorprendente. Ma il nostro corpo si perde completamente nella polvere! Dirà qualcuno. Era già polvere sperduta nell’universo. Gli elementi che ci compongono, il ferro, il calcio, l’azoto…, si sono formati nelle stelle e poi dispersi nel nulla dello spazio, forse per milioni di anni, finché non si sono depositati sulla Terra a formare noi. Per Dio non sarà un gran problema farci rinascere dalla polvere.