SE VIVERE SIA NECESSARIO. La luce dell’ombra 6

Zone scure della nostra vita che nascondono un’insospettabile luce

Dico a mia moglie: «Non poter camminare, aver addosso tanti malanni, mi rende la vita ripugnante. Non ne capisco più la necessità. Per quale ragione devo vivere?». Mia moglie risponde: «Per amarmi». Una parola sola e tutto in me cambia; all’improvviso riscopro il senso della vita: l’amore, è fatta per amare. Come avevo potuto dimenticarlo?

Eugene Ionesco

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Provo ammirazione per Ionesco che ha scritto queste parole e ancor di più per sua moglie che non gli ha risposto genericamente «Per amare», ma «Per amarmi» riconoscendosi ad un tempo bisognosa d’amore e fonte di salvezza per il marito. Non è in noi stessi, ma in quell’essere umano concreto e vicino a noi che riposa il senso della nostra vita, qualunque notte essa attraversi.

I vari post de “La luce dell’ombra” oltre che nel blog sono raccolti tutti insieme nella sezione che ha questo titolo, in basso alla fascia verde del blog. 

Quattro pensieri sulla democrazia

Disegno di Hu ni sin - https://www.instagram.com/s_jonghun

La democrazia non può esistere senza l’ascolto. Il primo atto democratico è dare all’altro diritto di parola e, naturalmente, ascoltarlo. Senza interromperlo. Soltanto dopo, quando si è avuto modo di capire fino in fondo il suo pensiero, si potrà eventualmente criticarlo. Non saranno buoni governanti coloro che in campagna elettorale hanno rubato la parola, urlato più forte dei loro avversari e preteso l’ultima parola, contando sulla complicità di moderatori inetti e conniventi.

C’è un paradosso all’interno della democrazia che però permette di capire quali sono i buoni governanti: per arrivare al governo è necessario prendere molti voti, cioè essere popolari tra i votanti. Ma per governare con giustizia occorre spessissimo prendere misure impopolari, cioè perdere consenso. I cattivi politici hanno paura di diventare impopolari e, inevitabilmente, decadono nel populismo e nella demagogia. Un vero politico è disposto a diventare impopolare e anche a non essere più rieletto pur di perseguire il bene del suo Paese.

Chi viene eletto al governo non rappresenta solo coloro che l’hanno eletto, ma anche quelli che non l’hanno votato. Egli dovrà agire per il bene di tutti. Questo significa che i candidati devono possedere un grande senso del bene comune, devono agire in modo disinteressato e mai  vendicativo verso i loro avversari.

Tutto questo orienta la democrazia verso una direzione imprescindibile: essa si può reggere e può persistere nel tempo soltanto se pone al suo governo persone dotate di un’etica profonda, del senso del bene comune e di capacità di sacrificio. Ma in democrazia i governanti vengono dal popolo, quindi siamo tutti noi che abbiamo bisogno di essere formati all’etica, all’altezza d’animo e alla cultura dei valori umani. La scuola e la spiritualità (non solo in senso religioso, ma in quello di ricerca del bene proprio e degli altri) sono le fondamenta della democrazia.

FAMIGLIE POCO RIUSCITE. La luce dell’ombra 5

Zone scure della nostra vita che nascondono un’insospettabile luce

«Sara morì a Kiriat-Arbà, cioè Ebron, nella terra di Canaan, e Abramo venne a fare il lamento per Sara e a piangerla» 

                             Genesi 23,2

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Venerato da ebrei, cristiani e musulmani Abramo è il più grande personaggio della storia di Israele, alla pari soltanto di Mosé. Per la sua fede ricevette la promessa di Dio che da lui sarebbe nato un popolo numeroso come le stelle del cielo. Abramo era sposato con Sara e da loro nacque Isacco. Eppure il suo matrimonio con Sara non fu pienamente riuscito. Gelosie, furberie, silenzi ci segnalano che tra loro non c’era passione, non c’era feeling. Quando Sara morì la Genesi ci rivela addirittura che Abramo andò da lei per piangerla: non vivevano più insieme. Eppure Dio ha scelto questa coppia male assortita per realizzare il suo disegno. Anche una famiglia non pienamente riuscita, non totalmente felice, può essere uno strumento di salvezza, un luogo di accoglienza e di comprensione per tanti.

Ode al giorno normale

Disegno di Pascal Campion - http://pascalcampion.blogspot.com.es/ -

 

 

 

 

COMUNITÀ SOFFOCANTI E RIGIDE. La luce dell’ombra 4

Zone scure della nostra vita che nascondono un’insospettabile luce

«In una vera comunità, ogni persona deve poter preservare il segreto profondo del suo essere che non necessariamente deve confidare agli altri e forse nemmeno condividere»

                                 Jean Vanier

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Non so se esista un libro sulla vita di comunità più bello, più umano, più delicato di quello di Jean Vanier, che si intitola appunto “La comunità. Luogo del perdono e della festa“. Quello che scrive è valido per ogni tipo di convivenza umana nel quale vigono il senso di appartenenza e il senso di responsabilità degli uni verso gli altri. Uno dei capisaldi di Vanier è che la comunità non è più importante delle singole persone, ma è anzi un luogo che serve ad aiutare ognuno a diventare sempre più se stesso. Che grande liberazione dall’idea diffusa che una comunità (civile, religiosa, lavorativa…) possa imporsi sulla coscienza personale di ciascuno e pretendere addirittura che esibisca i suoi segreti. 

Gli omicidi in Italia

Opera di Mike Winkelmann - http://beeple.tumblr.com

Uno straniero vi domanda: «Da voi in Italia si commettono molti omicidi?». Che cosa rispondete? Penso che la maggior parte di noi risponderebbe di si, che se ne commettono sempre di più e la vita è molto meno sicura di un tempo. Questa è almeno l’idea che ci facciamo quando costruiamo la nostra immagine dell’Italia basandoci su giornali e telegiornali (insomma quando dopo cena diciamo: – Vediamo un po’ come va il mondo – e corriamo illusi alla tivù). Ma non è così, gli ultimi dati del Ministero dell’Interno mostrano che negli ultimi 25 anni c’è stata una fortissima e costante diminuzione di questo delitto: 1442 omicidi nel 1992, 343 nel 2017, quattro volte di meno. Il crollo è avvenuto in tutte le regioni, soprattutto Calabria, Sicilia e Campania. In Molise nel 2016 non è stato ucciso nessuno. Oggi da noi si compiono meno delitti che in Francia o nel Regno Unito. Guardate la tabella qui sotto (che arriva al 2016):

Come tutti i dati, anche questi sono suscettibili di controverse interpretazioni, qualcuno dice che sono diminuiti gli omicidi di mafia perché la mafia ormai è penetrata nelle istituzioni, altri osservano che questo calo non basta a rendere la nostra vita più sicura (in effetti le rapine sono in aumento, per esempio). D’accordo, però il dato è in ogni caso sorprendente. Anche la quota degli omicidi risolti dalle Forze dell’Ordine è cresciuta: dal 40 per cento nel 1992 al 73 per cento del 2016.

Mi metto delle domande: perché giornali, telegiornali, trasmissioni televisive e discorsi dei politici ci vogliono far credere che le cose vanno sempre peggio, che la nostra sicurezza è scesa a livelli critici, che la criminalità imperversa e lo Stato è impotente? Chi trae vantaggio da questa informazione pilotata? Perché i telegiornali presentano un’immagine finta dell’Italia? E mi vengono in mente due frasi di Gesù:

«Perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?».

«Non giudicate secondo le apparenze; giudicate con giusto giudizio!».

PROMUOVERE EVENTI CHE FALLISCONO. La luce dell’ombra 3

Zone scure della nostra vita che nascondono un’insospettabile luce

«Non è che la gente sia meschina o crudele: semplicemente ha da fare»

                                 Steven Pressfield

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È una citazione riportata da Austin Kleon nel suo geniale libretto “Ruba come un artista”, dedicato a chi svolge lavori creativi e desidererebbe conquistare l’attenzione dei quanti più possibile.  La commenta scrivendo: “L’ex studente impara presto che la maggior parte del mondo non è per forza interessata a ciò che lui pensa: sembra terribile, ma è proprio così”. Questa triste scoperta può rivelarsi in realtà una grande liberazione. Se le nostre iniziative non riscuotono un successo planetario (gite, conferenze, riunioni religiose, feste, concerti, mostre…) non significa che siamo degli incapaci, né che la gente sia insensibile, pigra o cattiva ma semplicemente che il mondo è più grande, più vario, più pieno di roba di quello che avevamo immaginato.

Prendendola per mano

«Andarono nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li serviva». (Marco 1,29-31)

Difficile essere più concisi di Marco, ma è proprio questa la forza del vangelo, dire tutto in due frasi che parlano oltre le parole dette, che ti lasciano intuire sguardi, sentimenti e profondità inesprimibili. Nella casa di Pietro una donna di una certa età giace a letto ammalata. Probabilmente Gesù non l’aveva mai vista prima, ma si avvicina a lei e la prende per mano, senza alcuna parola. La donna si riprende subito. Sembra quasi che avesse bisogno di sentirsi amata più che di medicine e che venga guarita più dalla tenerezza che dalla potenza, sempre che siano realtà diverse. Si mette a servirli. Gesù ripetutamente cercherà di convincere i suoi discepoli che il più grande di tutti è colui che serve perché è simile a Dio, con scarsi risultati. Lei lo vive già, in quella casa di Pietro che simboleggia la Chiesa è la più grande di tutti.

ALLONTANARSI DALLA COMUNITA’. La luce dell’ombra 2

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Zone scure della nostra vita che nascondono un’insospettabile luce

Arturo Paoli era stato monaco nel deserto al seguito delle carovane di nomadi. Raccontava che tutte le mattine all’alba un cammello a turno fuggiva lontano, ma nessuno cercava di inseguirlo o di richiamarlo indietro. Passato il mezzogiorno si scorgeva un punto  all’orizzonte che si avvicinava sempre più. Quando il fuggitivo era ormai abbastanza vicino, un arabo si avvicinava a lui dolcemente e cominciava a camminargli accanto cantando sommessamente. Il giorno dopo il fuggitivo di ieri era quello che offriva per primo il suo dorso , e un’altro fuggiva.

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La vita in comune è faticosa, talvolta soffoca, induce alla fuga. Per questo dobbiamo lasciare che l’altro possa allontanarsi per tornare. Spesso il ritorno di chi si era separato è impedito dal giudizio, dal rimprovero, dalle certezze di chi è rimasto nel recinto. Mentre la cosa più sensata è lasciare spazio, sapere che domani anche noi saremo tentati dalla fuga, sapere che chi torna, se accolto con rispetto, domani sarà il primo a offrirsi in aiuto.

                  (Raccolto da Elena Granata, “La scappattella del cammello”, Città Nuova)

LA LUCE DELL’OMBRA

Disegno di 9Jedit

Zone scure della nostra vita che nascondono un’insospettabile luce

Dietro consiglio di mia sorella Anna Maria ho pensato di dedicare una serie di post a quelle dimensioni della nostra vita che ci appaiono imperfette o addirittura oscure, fonte di sensi di colpa e di insoddisfazione, ma che in realtà nascondono un significato luminoso. Per farlo mi aiuterò con citazioni di vari autori che ho ricopiato negli anni in un, per me, prezioso quaderno di carta riciclata. Questi pensieri li raccoglierò man mano nella sezione “La luce dell’ombra” che compare in basso alla banda colorata del Blog.

Il primo ha come titolo…

PERDERE TEMPO

Il padre Sisoes disse a un fratello: come va?

Quegli disse: Padre, io perdo le giornate.

E lui: Anche quando ho perso la giornata, io ringrazio.

(Apoftegmi, Serie alfabetica: Sisoes 54)

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Giornate disorganizzate, confuse o, peggio, svogliate, pigre, annoiate, senza idee. Si precipita allora in un malessere interiore abitato da sensi di colpa per il tempo perduto, ansia per ciò che ci ritroveremo a preparare all’ultimo minuto, fastidio per il giudizio degli altri che forse ci attende…

E’ così umano però perdere il tempo e può essere uno spazio che corpo e anima si riservano per ricaricarsi in silenzio. Un inverno necessario alla fioritura del seme. Forse il padre Sisoes lo sapeva o forse non pensava a questo ma la sua anima aveva raggiunto la libertà della gratitudine incondizionata.