Piccoli radar nascosti

Sabato scorso ho fatto un incontro di catechismo per una quindicina di bambini di sette anni. Erano presenti anche i loro genitori. Leggevamo una pagina che parlava del fatto che Gesù era un bambino normale: giocava, imparava e, “ascoltava i discorsi degli adulti“. Allora ho chiesto loro se avevano mai ascoltato i discorsi degli adulti. Hanno iniziato a dire: – Io gli ascolto sempre da dietro la porta – , – Io da dietro il muro – , – Io dopo che vado a letto mi alzo di nascosto e ascolto cosa dicono -. Quasi ogni bambino ha detto la sua. I genitori erano sbalorditi. A me veniva da ridere, ma subito una mamma più coscienziosa di me si è fatta avanti: – Gli dica che non va bene!

 

La camera verde

L’inizio del nuovo anno ha visto il mio trasloco in una nuova abitazione, sempre a San Francesco Al Campo, a circa un chilometro dalla casa precedente. Abito al primo piano, in un ampio appartamento che mi piace molto. Nel pianterreno tra non molto verrà aperto un asilo nido, anche di questo sono contento. Quella della foto è la mia camera, con delle pareti di un verde molto intenso, il mio colore preferito. Il pacchetto sulla scrivania è quello che porterò stasera alla tombola della parrocchia.

 

 

 

Eccedenza

 

 

Ho l’impressione che la vita ecceda. Che sia più di quanto un uomo possa elaborare. Una scatola dove non ci sta tutto dentro. E più passa il tempo e più ci sono cose da farci stare: rapporti umani, idee, ricordi, doveri, compiti… Ma forse non è il caso di elaborare tutto, di inscatolare le cose, possono stare anche sparse qua e là, senza troppo ordine. Non bisogna avere troppe intenzioni, credo.

 

 

 

 

 

 

Blog trascurato

Sto trascurando il blog, altre urgenze hanno preso il sopravvento: gli ultimi ritocchi alla tesi, una cucina Ikea tutta da montare, una serie di incontri da preparare sul tema di che cos’è una comunità cristiana… oltre all’ordinaria amministrazione. Forse quando finirò la tesi sarà tutto diverso. Non proprio tutto, ma un po’ si.

Ieri ho fatto una cena molto divertente da una famiglia di San Maurizio, tutto faceva ridere. Poi mi hanno mostrato un puzzle di 18.000 pezzi.

La più bella canzone di Guccini

 

Qual’è la canzone più bella di Guccini? Ovviamente non è possibile rispondere: la scelta è troppo vasta: Keaton, Cyrano, Eskimo, StelleCanzone quasi d’amore…, si potrebbe continuare per ore citando solo i titoli. Tutte canzoni che possiedono una carica di umanità straordinaria. Se proprio dovessi scegliere direi Inutile, soprattutto per la descrizione del mare in un giorno piovoso di primavera: la spiaggia vuota, il mare affaticato color verde bottiglia, il ristorante vuoto, il cameriere lento, il fritto misto scadente. Poi un incontro che doveva essere felice e invece non lo è stato. Anche altre canzoni di Guccini parlano di incontri tristi: Scirocco, Incontro, Samantha… 

Inutile

Certe frasi di Guccini

L’autunno mi fa pensare a Francesco Guccini. Non so bene perché, ma lo trovo molto autunnale. Tra i cantautori italiani è quello che sento più vicino. Sono cresciuto con le sue canzoni, le ho assimilate e ora in qualche modo fanno parte di me. Mi piace molto quando a volte la sua interpretazione si fa più intensa e con un tocco della voce quasi impercettibile sottolinea alcune parole (mi riferisco alle versioni registrate nei suoi Albums).

Per esempio quando in Piccola città dice ” neghi ancora o ti dai, sabato sera?”. Ci trovo la dentro tutta la piccola vita dei giovani di provincia. Anche in Samantha, quando dice ” e lui mediterà al bar dietro a una birra che la vita può far male“.

Tristissimo in Keaton “…durante le pause di un film con Franchi e Ingrassia“.

In Canzone quasi d’amore: “Volando come vola il tacchino“.

In Eskimo: “Credevo che Bologna fosse mia“.

Quando in Bologna  dice “quando a ogni bicchiere rimbalzano le filosofie

In Scirocco “Lei si alzò con un gesto finale” e contemporaneamente parte la fisarmonica.

Il segreto dei Pink Floyd

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Ci sono molti motivi che spiegano perché i Pink Floyd continuano a essere amati. E non solo dai nostalgici degli anni ’70, ma anche dai giovani. Si tratta, infatti, di un gruppo che, come pochi altri, è riuscito ad attraversare le generazioni e ad avviarsi a diventare una sorta di musica classica del rock. Quest’etichetta, però, è riduttiva: è rock Atom Heart Mother? E Shine on you crazy diamond? No, qualcosa di diverso, qualcosa di più, impossibile da catalogare.

Ci sono molti motivi del loro successo, dicevo, come gli assoli di chitarra di Gilmour, o i sottofondi di Wright, o come il fatto di non essersi lasciati intrappolare da i cliché musicali degli anni ’80 (vedi la batteria elettronica). Credo che, in fondo, la loro musica faccia presa perché tocca qualche corda misteriosa del nostro inconscio.

Sono convinto però che il loro segreto sia la serietà musicale. Nel comporre i pezzi e nell’eseguirli sono stati seri. Non si agitavano sul palco, non ballavano, ma suonavano quasi immobili, concentrati, a volte con le cuffie. Nick Mason, il batterista ha scritto la loro storia, Inside out. Un libro interessantissimo e noiosissimo allo stesso tempo. Niente rivelazioni, niente gossip, Mason si dilunga a spiegare che strumenti usavano, che effetti sonori sceglievano, in che modo registravano… Una pizza, ma anche una serietà come pochi.

Il momento forse più emozionante della loro carriera è stato quando al Live 8 si sono riuniti insieme dopo tanti anni di separazione, per l’ultima volta. Un giornalista a chiesto a David Gilmour: «Ma come ha vissuto il momento?» E la risposta è stata: «Diversamente da tutti voi. Io avevo specifiche e complicate parti di chitarra e dovevo cantare, sentivo una grande responsabilità, ho passato due o tre settimane a provare e quindi ero molto concentrato su quello che dovevo fare. L’emozione mi è arrivata addosso nel momento in cui abbiamo finito». 

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Chiaroscuro

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Sulla luna non ci sono gradazioni: o si è esposti alla luce totale o si è all’ombra completa. C’è un fatto che mi succede da molti anni e che non riesco a spiegarmi. E’ successo di nuovo oggi. Capita un giorno in cui qualcosa va benissimo: le relazioni con gli altri, oppure una riunione, lo studio, l’oratorio, un incontro con una persona particolare… Dopo uno o due giorni succede qualcosa che rovina la situazione. Qualcosa che colpisce e vorrebbe distruggere proprio ciò che era andato bene. E’ proprio questo che mi interroga, come se fosse un attacco calcolato e preciso. Capita con una regolarità tale che, quando qualcosa sta andando molto bene, ormai istintivamente mi preparo alla sua caduta. E’ solo una mia impressione? Suggestione? Oppure capita anche a voi? Come si può spiegare?

Non umiliare mai

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Nel bellissimo racconto L’accostamento ad Almotasim J. L. Borges scorge la presenza della divinità in un uomo che durante una discussione non ribatte i ragionamenti dell’avversario per non aver ragione su di lui in modo trionfale. Trovo la stessa caratteristica in Gesù, nel celebre episodio del “rendete a Cesare quello che è di Cesare”. Gli avversari farisei gli domandano se è lecito o no pagare la tassa all’imperatore, Gesù fa una richiesta: «Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi, ingenuamente, gli presentano un denaro. In quel momento Gesù avrebbe potuto umiliarli. Era infatti proibito portare monete all’interno del tempio, dove si svolge la disputa. Gli ebrei non potevano usare monete con un’immagine dell’uomo, tanto che all’interno del tempio si usava una moneta apposita coniata ad hoc. Quei farisei si atteggiavano da “perfetti”, ma nell’uso dei soldi scendevano facilmente a compromessi. Quello che mi colpisce è che Gesù non coglie l’occasione, non calca la mano, non li affonda. La risposta che darà li metterà a tacere, ma senza umiliazione.

Zio Vincenzo e il segreto del Liocorno

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Zio Vincenzo abitava nella lontanissima Genova. Le sue discese in Sardegna tra noi costituivano un evento. In una di queste mi regalò l’albo di Tintin a fumetti che vedete sopra. Era una storia bellissima, piena di mistero e di scene affascinanti, come quando Tintin viene imprigionato nel deposito di un rigattiere, e anche un po’ drammatica, qualcuno veniva addirittura ucciso. Insomma, l’ho letta tante volte da conoscerla quasi a memoria. Accidenti però, la storia non si concludeva e io per più di trent’anni ho vissuto senza sapere se Tintin avesse trovato…

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Ci ha pensato Andrea, regalatore che sa il fatto suo, a donarmi, in un radioso mattino di dicembre, la conclusione dell’avventura: “Il tesoro di Rackam Il Rosso”.

Tra pochi giorni questa storia di Tintin uscirà al cinema. Tra le tante esistenti Steven Spielberg ha scelto proprio questa. E’ un caso? Per me è un cerchio che felicemente si chiude.

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